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Gigi Proietti rivive in un sonetto

A Gigi

 
Ma che sei diventato pazzo?
Aò ma che davero davero
sei annato a cagá r cazzo
proprio ar Cavajere Nero?!
 
Ma lassalo perde
che quello te fa male,
mica come quello Verde
ò sanno tutti, è naturale!
 
È proprio ver che al cuor non si comanda
e neanche tu ci sei riuscito,
te ne sei ito zitto zitto in quinta
ultimo occhietto e poi…sparito.
 
Ma da buon guitto mica potevi
scappà via quanno te pare,
hai fatto prima ottanta che dovevi
e poi sò sonate le campane.
 
Hai chiuso il cerchio come er mejo Giotto
morenno proprio er giorno che nascevi,
sei annato via elegante senza botto
con la modestia che solo tu sapevi.
 
Quanto bene gl’hai voluto a Roma tua?
Che oggi lasci triste col magone,
te che de risate, tacci tua
je n’hai regalate a profusione.
 
Te saluto Gigi mio
che oggi penso a Toto e un po’ ar Mandrake,
mettece na parola pure co’ Dio
dopo che anche lui co’ te
se sarà morto de risate.
 
 
02/11/2020
 
Gigi Proietti by Chiara Ruggeri
Gigi Proietti - carboncino di Chiara Ruggeri

Come è nato il sonetto per Gigi Proietti

Era il 2 novembre del 2020, 
mi sveglio nel mio letto a Roma e come tutti i giorni accendo il telefono per vedere che succede nel mondo. Apro Facebook e comincio a scrollare velocemente finché noto la faccia di Gigi con un commento #rip.
Penso subito al solito scherzo di cattivo gusto di qualche finta testata acchiappaclick e volo sul sito di Repubblica per vedere se ci fosse del vero. 
Purtroppo e a malincuore apprendo subito la notizia. E’ vero. Gigi ci ha lasciati, ma a guardare bene l’ha fatto in modo teatrale e discreto allo stesso tempo, una Mandrakata che solo lui poteva fare: è riuscito a morire lo stesso giorno del suo compleanno! Ne ha fatti 80 e poi puff. Senza avvisare, senza creare clamore attorno a se, con la sua solita classe.
 
La notizia mi entra dentro come un pugno nella bocca dello stomaco e inizio subito a pensare a cosa avrebbe fatto Gigi se fosse stato al posto mio. Dopo 5 minuti di magone mi torna in mente che aveva scritto un bellissimo sonetto quando morì Alberto Sordi, tenero e scanzonato come solo lui poteva fare, e in un attimo mi ritrovo a scrivere anch’io. A scrivere una specie di sonetto senza stile ne pretese, ma uscito di getto dal cuore. 
 
La mattina del 2 novembre appena sveglio, scrivo queste rime per dedicare un momento e un ricordo ad uno dei motivi per cui ho scelto di fare questo mestiere; un gigante del palco, un tenero sognatore a cui mi sono sempre ispirato, e che sempre resterà nel mio cuore. Ad un anno dalla sua nascita (e morte) lo ripubblico qui.
 
Ah, io sono toscano, ma non potevo che scrivertelo in romanesco, perdonami gli errori col dialetto, ma chi non risica non rosica…me l’hai insegnato tu!
 

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